L’amore non è una bicicletta

Venerdì sono stata ad un matrimonio nel Salento, uno dei più belli degli ultimi anni.

Alcuni amici degli sposi hanno fatto trovar loro una bicicletta da usare per raggiungere la location del ricevimento, dietro la quale c’era attaccato un cartello con su scritto “Avete voluto la bicicletta, ora pedalate!“.

Ma l’amore non è una bicicletta e amare non è come pedalare.

Dicono che una volta imparato non si dimentica più come si fa ad andare in bici.

Credo sia vero, ma amare non è come pedalare. Io ho dimenticato come si fa.

Ci sono giorni in cui non ricordo le sensazioni, non ricordo le emozioni, non ricordo le farfalle nello stomaco. Ho paura di non riconoscerlo l’amore se mi dovesse passare accanto, ma poi mi dico che l’amore travolge e non potrò non sentirlo.

Gli uomini che hanno attirato la mia attenzione negli ultimi anni:

  • il Prof., dietro al quale ho buttato almeno 3 anni della mia vita, quello che vedo tutti i giorni, quello che temo più di tutti, quello che non mi da pace, quello che mi fa sentire agli alcolisti anonimi perché faccio la conta dei mesi in cui riesco a stare lontana da lui. Sono quasi a un anno, baci esclusi. Credo di averlo amato davvero;
  • il Sindaco, un oratore, interessante, brillante, uno che ti rigira con le parole, ma che non va oltre facebook o il cellulare. Pieno di sé, vuol essere corteggiato, non si sforza di lusingarti manco per portarti a letto. Quello senza patente a 30 anni. Credo che la mia fosse solo curiosità;
  • il Mio Migliore Amico, l’unica persona al mondo che riesce a farmi rilassare, con cui parlo per ore, quello dalle situazioni difficili. Quello che non so se amo, ma che non dovrà mai e poi mai uscire dalla mia vita. Non riusciamo a trovarci. Fidanzata io, sigle lui. Single io, fidanzato lui. Entrambi single, io ho la folle idea di tentare la scopamicizia e lui vuole di più. Entrambi single, io capisco/credo di volere di più e lui capisce di non volermi quanto lo voglio io. Direi che il fato ci sta dicendo che dobbiamo essere migliori amici e basta;
  • il Testimone Dello Sposo, quello del matrimonio nel Salento. Conosciuto 2 anni fa, l’ho messo a stento a fuoco. Ci salutiamo dopo il rito civile e chiacchieriamo tutto il santo giorno, ci mettiamo in croce tutto il santo giorno, proviamo a ballare tutto il santo giorno, ci cerchiamo tutto il santo giorno. Finché alle due di notte, nel parcheggio, mi chiede se può baciarmi e prima ancora che io risponda mi infila la lingua in bocca. Un bacio lento, ma voglioso. Un bacio durante il quale ha tenuto le mani su mio viso, sul mio collo e con le quali mi ha tirata a sé. Non me le sono trovate ovunque, le mani erano a posto, non mi hanno fatto credere che volesse portarmi solo a letto, mi hanno fatto sentire che innanzitutto desiderava baciarmi, ma intanto c’era vita al di sotto della cintura. Un bacio bellissimo, ma troppo, troppo breve. Per le due ore successive non ha fatto altro che sussurrarmi che desiderava baciarmi ancora. Si è fatto scrivere il mio numero sulla mano e appena rientrato a casa, caricato il cellulare, mi ha contattato subito. Il mattino dopo sono partita. Il mattino dopo era l’altro ieri. Due giorni a scriverci, due giorni a scervellarci per capire quando ci saremmo rivisti., come avremmo potuto fare affiché non passassero dei mesi. Lui sta a Torino, io a Salerno. Lui ottimista, io realista. Ho detto alle mie amiche “Se non fosse che sta a Torino, inizierei ufficialmente a credere nel colpo di fulmine“. Inizio ad essere meno realista e più ottimista. Inizio a valutare, a calcolare a guardare il calendario. Pollyanna si insinua nel mio cervello e mi sussurra che forse si può fare, che ci posso provare. L’amica dal Salento mi dice di rinunciare alla Sicilia e riscendere lì, che lui resta fino al 28; mi dice di godermi il momento. Se mi dice così ci avrà parlato, avrà capito qualcosa, cazzo è psicologa! Credo sia un colpo di fulmine, ci credo davvero. Tutto questo in due giorni e mezzo. Oggi mi dice che è incasinato dentro e che non vuole illudermi. Io incasso il colpo e invece di chiudere finché sono in tempo (sarò ancora in tempo?), mi metto a “consolarlo”, esce fuori la crocerossina che è in me e mi mangio le mani. Sto rosicando e non ci sto capendo un cazzo!

Sento che non saprò riconoscere l’amore e che lo perderò, che non so più come si fa ad amare ne come è essere amati. Tutto questo amore che ho dentro deve, vuole, trovare uno sfogo, non può implodere dentro di me e ho paura che questa cosa mi faccia fare enormi, stratosferici e soprattutto dannosi errori di valutazione.

Ho paura di ritrovarmi ad essere abbagliata dal mio amore e non da quello di chi mi amerà, che non lo vedrò perché lo starò cercando nella persona sbagliata.

Spero che, chiunque sarà, riuscirà ad offuscare il mio bagliore con il suo.

All you need is job

Questo l’ho scritto a metà giugno più o meno.

Sono una che ha sempre lavorato. Ho “solo” 30 anni e svariate esperienze alle spalle, più o meno importanti. Un giorno, quattro anni fa, è arrivato il lavoro perfetto. Mi piace quello che faccio, è piuttosto vicino casa, sono regolarmente assunta e mi pagano qualsiasi cosa. Certo sono precaria, da quattro anni ho una perenne spada di Damocle sulla testa, il contratto più lungo che ho avuto ha raggiunto i 9 mesi e ne ho avuto uno anche di 28 giorni. Da quattro anni ringrazio chiunque sia sopra di me per quello che ho anche se me lo stramerito e di più! Lavoro, lavoro tanto, lavoro bene e soprattutto non mi lamento mai anzi ho sempre, sempre, il sorriso sulle labbra. Non dico mai no, qualsiasi cosa mi chiedano, ho fatto cose e orari assurdi che a raccontarlo non ci si crede. Se mi ritrovo sola nella mia Area la mando avanti come fossimo al completo (Capo compreso) e dò aiuto (ufficiale e non) alle altre Aree. Da qualche settimana a questa parte la mole di lavoro è notevolmente aumentata e tra Ordini di Servizio, Obiettivi di Area da raggiungere, colleghe in maternità altre in ferie e/o in lutto (!) tutto il lavoro, sporco e non, è stato buttato su di me. Da qualche settimana praticamente non ho una vita sociale, non esco dall’ufficio nel migliore dei casi prima delle 22:00, lavoro anche sabato e domenica e sono rimasta pure sola a casa. Insomma sono un pò stanca, ma solo fisicamente, i nervi reggono ancora. La stanchezza però mi rende meno tollerante alle ingiustizie, al menefreghismo, alla strafottenza di alcuni e alla saccenza stupida di altri che da quattro anni quotidianamente vedono i miei occhi e sentono le mie orecchie. Solo questo. Sono meno tollerante. Quindi se per caso da lontano sentite Pupo cantare Su di noi e vedete una riccia stanca trascinare un’accetta sporca di sangue, sono io che ho fatto una strage.

Oggi è 7 luglio

Il mio contratto è scaduto il 30 giugno e non me l’hanno rinnovato. Ho chiuso il mese con ottanta, ottanta, ore di straordinario (praticamente ho di fatto lavorato due settimane in più sto mese) e questo è il loro modo di dirmi grazie. Ma voi siete delle merde. Ma io faccio veramente una strage. Datemi Pupo, immediatamente, deve fare un concerto dalle mie parti…

Il 4 novembre 2014 scrivevo…

…penna su carta, testuali parole:
Ufficialmente mi arrendo, l’ho già detto e scritto tante volte lo so e tantissime altre volte ancora l’ho promesso solo a me stessa per non perdere quel poco di credibilità che mi è rimasta, se mi è rimasta.
È una cerchia, è una setta nella quale non si entra a meno che non si abbia un codice fiscale di nascita o un CAP di residenza che appartenga ad una determinata zona.
Se non se di lì sei escluso, al massimo sei “un amico”. Potrà sembrare assurdo, anzi lo è, ma magari è una mia fisima, una mia fissazione, anzi lo è!
L’amore non è così…
L’amore supera distanze e differenze culturali senza che neppure i due innamorati se ne accorgano. Gli innamorati si cercheranno e si troveranno vicini, sempre, proprio perché si amano.

Lui non mi ama.
Fratellone mio, lei non ti ama.
Prima lo ammetteremo a noi stessi, prima staremo meglio e prima troveremo l’amore, quello vero.
Stavolta mi arrendo sul serio, con una consapevolezze diversa, spero…

Oggi è 5 aprile, sono passati cinque mesi. Non mi ero davvero arresa, c’è stato un altro piccolo capitombolo, poi improvvisamente più nulla. Da un giorno all’altro ho realizzato qualcosa, da un giorno all’altro ho smesso di sentire tanto, sentendo sempre meno e ora sento solo dell’affetto…
Le mie dita testimoniano per me!

Va bene così…

Io non riesco ad arrabbiarmi quando c’è lui.
Quando tutto và storto, se c’è lui non mi arrabbio.
Ieri giornata assurda a lavoro, ho finito tardissimo e sono uscita di corsa dall’ufficio solo perchè m’ha chiamato per dirmi che avevo una ruota a terra, se no stavo ancora la (qua).
L’ennesima ruota a terra da due anni e mezzo a questa parte, ma questa è un’altra storia.
La ruota non se ne veniva, ci è voluta un’ora e mezza e io non m’arrabbiavo, sorridevo e sorrideva anche lui mentre dichiarava d’essersi pentito d’avermi chiamato.
Sono tornata a casa alle 21 e non ho bestemmiato in aramaico.
Lui sicuramente non è l’amore, ma è indubbiamente la mia pace.

Limerence. Peggio di superalcolico se preso senza moderazione.

<<Dimmi una cosa, dottore, in psicologia esiste un termine per indicare il mal d’amore, vero? L’ho letto non mi ricordo dove. Comincia con la elle. Lima… Lema…>>
<<Ti riferisci a limerence?>>
<<Esatto, limerence. In che cosa consiste?>>
<<Ecco>> Jan si strinse nelle spalle, <<in poche parole conosci qualcuno che corrisponde per molti fattori al tuo ideale di partner e il tuo corpo comincia a produrre ormoni. Dopamina, seratonina, ossitocina e altri che ti danno l’impressione di camminare sulle nuvole. La tua capacità percettiva si restringe e tutto ciò che conta è solo la persona di cui ti sei innamorato. Ti sembra di essere sotto l’effetto di stupefacenti.>>
<<Sì, credo che siano proprio questi i sintomi>> confermò Rudi con uno sguardo trasognato. <<Il mio unico timore è che possa diminuire.>>
<<Deve diminuire>> gli confermò Jan. <<Altrimenti non resisteresti a lungo. Ma, se lei è davvero quella giusta, subentrerà un sentimento più maturo. Possiamo chiamarlo “vero amore”, per quanto questa definizione possa sembrare antiquata e kitsch.>>
[…]
<<Dimmi, Jan, che cosa succederebbe se non dovesse mai smettere? Che cosa succederebbe se l’innamoramento, questa limerence, durasse per sempre, invece di trasformarsi in qualcosa di più ragionevole?>>
<<Vuoi saperlo per davvero?>>
<<Te lo chiedo apposta.>>
Jan si girò un dito vicino alla tempia. <<Allora impazziresti.>>

Follia profonda – Wulf Dorn

Quando una parte di un libro la sento mia, scatta in me il bisogno di trascriverla da qualche parte per potermela leggere e rileggere.
Che sia per poterne godere della bellezza o, quasi sempre, per fissarne il concetto nella mia testa.
Perchè i libri insegnano tanto, quale che sia il genere che stiamo leggendo, insegnano e qui non si smette mai d’imparare.
Io con i libri spesso mi “psicanalizzo”, scopro di cosa “soffro”, imparo nuovi termini e così dò un nome a parte del caos che ho nella testa.

Limerence, se non diminuisce, impazzisci.
Sono fottuta amici.

Datemi un paletto di legno per favore.

Io più e più volte ho provato ad uccidere Pollyanna, anzi credo d’averla uccisa davvero una volta, ma l’ho sottovalutata. Pollyanna ritorna, ritorna sempre, sottoforma di zombie, ma ritorna… e io sto là col piede che calpesto la sua manina morta che cerca di uscire da sottoterra cercando aiuto e trascinandomi verso di lei.
Io a volte ci casco, le tendo la mano e lei, infame, mi butta a terra.
La mia faccia contro il terreno ancora una volta ferita e umiliata da quella me stessa che crede ancora alle favole e si fa fregare da Pollyanna.
Datemi un paletto di legno che glielo infilzo dritto nel cuore una volta e per sempre!

Anche gli zombie si uccidono così vero? Mica solo i vampiri?!?

aaahhh cett cett

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L’equazione sopra è quella di Dirac ed è la più bella equazione conosciuta della fisica. Grazie a questa si descrive il fenomeno dell’entanglement quantistico, che in pratica afferma che: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”.
Dirà e tu c’eccis!!!

Smettila di lavarti per favore

L’olfatto è il peggiore dei sensi, il più infame, il più incontrollabile.

Se non vuoi vedere chiudi gli occhi. Se non vuoi sentire ti tappi le orecchie o alzi il volume della musica. Se non vuoi assaggiare chiudi la bocca e non mangi. Se non vuoi tastare stai ferma e tieni le mani a posto.

Un odore arriva all’improvviso, non lo vedi, non ti avverte. Arriva, lo inspiri, ti riempie e i ricordi di colpo riaffiorano facendoti stare male o bene, quando pensi di tapparti il naso è troppo tardi, il tuo cuore sta battendo, la tua mente sta viaggiando e ti pizzicano già gli occhi…

Bisognerebbe essere perennemente raffreddati…

Facciamo l’alcol test al cuore

Amiamo sempre le persone sbagliate, o per lo meno amiamo sempre qualcuno più qualcuno che non siamo noi.

Dovremmo imparare ad amarci di più, ad apprezzarci di più, a metterci al primo posto anche quando abbiamo la persona giusta al nostro fianco, quando amiamo l’altra metà della mela. Soltanto quando ameremo veramente e prima di tutto noi stessi, sapremo riconoscere chi ci ama davvero. Solo allora sapremo riconoscere la persona giusta per noi e solo allora impareremo a tenerla sempre nella nostra vita, a non perderla, a non perderci.

Il cuore è un organo perennemente ubriaco, per niente lucido ed estremamente pericoloso…

Il colpo di pistola è stato sparato, hanno gridato start e io sono rimasta ferma.

Ieri sono stata al compleanno di un’amica.
Ho rivisto tanti amici, tanti cari amici, che non vedevo da un pò.
Tante cose son rimaste le stesse se pur con qualche evoluzione e la cosa mi ha fatto stare bene. Tante cose sono cambiate, ma mi è sembrato di vedere tutti sereni e la cosa mi ha fatto stare bene.
Sono persone che amo, a cui sono affezionata e saperli così mi fa piacere.
Eravamo in tanti ed erano tutte coppie. Ero l’unica single. I perenni sfidanzafi hanno trovato, sembra, la persona giusta. Le coppie storiche parlano di comprare casa. Le coppie meno storiche hanno trovato il loro equilibrio. Una coppia si è sposata e l’unica sposata con figlio è in attesa del secondo.
Le vicissitudini della vita le ha fatte tutte ripassare dal Via e quando hanno sentito lo sparo e lo start sono ripartiti, chi mano nella mano con qualcuno, chi trovando una mano da stringere per strada. Io invece sono rimasta ferma lì, prima della linea bianca a guardar loro intraprendere questa corsa chiamata Vita.
Voglio iniziare a correre anche io. Voglio oltrepassare quella riga.
Voglio amare alla luce del sole. Voglio che qualcuno mi prenda per mano e mi voglia al suo fianco a correre con lui, alla luce del sole, fiero di me.
Liga dice che ci si sceglie per farselo un pò in compagnia, questo viaggio in cui non si ripassa dal Via, ma qualche volta si ripassa e bisogna saperne approfittare. Io non l’ho ancora fatto, sola non ci riesco più.